Racconti di viaggio - Tuva

di Anna Maria Zuarini e Giorgio Padula ©

 

LA FESTA DEL NADIM
di Anna Maria Zuarini e Giorgio Padula

 

Il Nadim è la festa degli allevatori e ricorre il 15 di agosto di ogni anno in concomitanza con la festa della Repubblica.

Tutti i tuvani si mobilitano e, a migliaia, affluiscono nella capitale dai vari villaggi con ogni mezzo possibile: camion, pullman, cavalli, cammelli, carretti, sidecar, auto. Molti sono artigiani che vengono anche per proporre i loro manufatti prodotti durante l’anno nel silenzio della taiga e nell’isolamento dei loro lontani villaggi: sono oggetti in argento, in legno, in corteccia di betulla, cappelli ornati di pelliccia, stivaloni a punta, abiti in tessuto damascato. Altri arrivano con le cucine da campo per ammannire al momento spiedini di carne, wanton, wurstel, pirosky (pizzette di cavoli, ricotta e uova). Vendono, barattano, comprano, fanno provviste per l’inverno.

Al mattino, allo stadio, c’è il conferimento di onorificenze e diplomi ai migliori allevatori e a coloro che si sono distinti nel campo del lavoro. E’ il Presidente stesso che, in abito tradizionale, elargisce diplomi, stringe mani, abbraccia persone, sorride a tutti in un’atmosfera un po’ noiosa e lunga, da vecchio regime. Ma la folla è variopinta e offre diversi spunti fotografici.  A conferire maggior colore alla coreografia ci sono anche alcune coppie di sposi, freschi di cerimonia in Comune, nei loro suggestivi abiti tuvani.

La festa prosegue con esibizioni di complessi musicali e di balletti, con un défilé di moda e bellissime top-models. E c’è anche l’esibizione di alcuni cantanti specialisti di canto koomei o bitonale, fra i quali primeggia Kondar-ol Ondar, certamente il più noto in tutto il mondo. Koomei significa gola, dalla quale gli specialisti cavano fuori suoni dal timbro molto vario e diversificato: suoni acuti, rochi, sibilanti, tremuli, melodici, potenti, emessi a coppia in modo tale che ognuno fa da contrappunto all’altro.

E ci sono anche incontri di lotta tuvana ad eliminazione diretta. Ogni lottatore, in tenuta succinta (mutandine strettissime di pelle, corpetto e stivaloni), afferrando l’avversario esclusivamente per gli indumenti e strattonandolo e sgambettandolo, deve cercare di fargli toccare terra con una qualsiasi parte del corpo. L’incontro avviene sotto lo sguardo vigile di due arbitri coreograficamente abbigliati da antichi funzionari manciù: colbacco a cono ornato di zibellino bruno, palandrana azzurra o rossa di damasco, stivaloni di cuoio a punta rialzata. Il vincitore festeggia fra gli applausi del pubblico, esibendosi in una specie di balletto a braccia alzate che prende il nome di danza delle aquile.

Ma la parte più affascinante del Nadim è la corsa dei cavalli che avviene ad una quindicina di chilometri da Kyzil il giorno dopo. Stessa folla, stessi banchetti ma tanti cavalli e tanti cavalieri che sembrano cosacchi dello zar in libera uscita. C’è il filo d’arrivo, il gabbiotto del giudice di gara con cronisti, e più in là il gabbiotto del Presidente della Repubblica, Shering-ool Dizizhikovitch Orzhac (nell’ordine: cognome, patronimico, cioè figlio di Dizizh e infine nome).

Zoia, sempre lei, suggerisce di offrire 200 dollari al più giovane dei partecipanti. Accettiamo tutti con entusiasmo e Laura aggiunge di suo una nuovissima t-shirt. Di forza, sono sempre… il più autorevole del gruppo, vengo sbalzato nel gabbiotto del cronista per comunicare l’offerta degli italiani dell’Associazione Italia-Tuva. Alla traduzione fatta da Vica applausi da parte della folla e ringraziamenti del Presidente a mani giunte portate al viso alla maniera orientale.

Il nostro vincitore è un ragazzo di dodici anni che, pur gareggiando con i grandi, è arrivato quinto. Si avvicina a me a cavallo. E’ dolcissimo con i suoi tristi occhi a mandorla e un po’ frastornato: non riesce a capire ciò che gli sta capitando. Si chiama Sholban che significa stellina e questa mattina è stata la sua grande stella a condurlo in questa sterminata vallata. Chiede il mio nome e lo ripete soddisfatto: Ghiorghio. Un abbraccio, un bacio, poi, allontanandosi saluta la folla sventolando danaro e maglietta. Duecento dollari sono tanti, rappresentano più serenità per una famiglia per diversi mesi. Intanto hanno fatto felice un bambino. Ancora più felice, forse, per la conquista della maglietta.

Questa la cerimonia intima, familiare, informale. Più in là l’ufficialità: il Presidente premia il vincitore assoluto della manifestazione con una luccicante sella di cuoio e un premio di un milione di rubli: poco meno dei duecento dollari di Sholban.
Poi, ritorno a casa, per una lauta cena preparata dalle abili e amorevoli mani di zia Tania, così ormai chiamiamo la madre di Vica, nostra squisita padrona di casa: risotto, pollo al forno, formaggio, crêpes, pirosky, e mirtilli, tanti mirtilli, quanti non ne mangeremo mai in tutta la nostra vita.

 

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