MAROCCO: il grande sud

Dove il wadi diventa ancora più generoso, ricco dell'ombra dei fichi e dei melograni, ecco Ouarzazate. Poi Zagora, ai confini delle terre abitate, ben piantata sul picco roccioso che da belvedere sulla valle del Dra. Dopo, c'è solo una sassosa immensità spazzata dai venti del Sahara. Preludio al grande deserto.
La valle del M'Goun è stata invasa dalle rose. La loro vasta fioritura si celebra in Maggio, a El Kelaa, in una delle feste più belle del mondo. Dalle gole di Dadès alle gole di Todra, la montagna sembra scolpita, lavorata attraverso i millenni dalla natura in delirio. Ma, poco dopo, ad una svolta della pista, sorge Tinghir, la più bella delle oasi. Ella sola può obbligare i venti a perdersi nel dedalo dei suoi sentieri e il sole a fondersi con l'acqua viva dei ruscelli. Dal grande mercato dei datteri di Erfoud fino a Rissani, culla dell'attuale dinastia, passando da Errachidia e dalla fonte azzurra di Melki, la valle del Ziz è un palmeto infinito ondeggiante nel vento. Più lontano, nel deserto, le immense dune di sabbia dorata di Merzouga si adornano, nel momento dell'aurora, delle più delicate nuances di colore.

Nel Grande Sud dove la sabbia è in agguato per coprire tutto, il loro percorso è vita. Frutteti, campi, palmeti, roseti… lungo le loro sponde si srotola un lungo nastro fertile dove gli uomini fanno miracoli. Sono gli ouadi Draa, Dadès, Zis.

Qui i paesaggi si susseguono senza assomigliarsi. Sabbia infuocata e vette nevose, burroni vertiginosi che si che si schiudono su campagne verdeggianti e ovunque, sbucate da un palmeto, appollaiate su di una roccia fiammeggiante, adagiate davanti ad un lago smeraldo… kasbah sontuose, fiabesche cittadelle di terra, ksour d’insolita bellezza, villaggi fortificati color sabbia.

Sono le valli di Draa, Dadès, Zis. Scendere il corso degli ouadi, risalire il corso del tempo seguendo la via della kasbah. Un appuntamento con una natura strabiliante.

OUARZAZATE: Al crocevia delle valli di Draa, Dadès e Zis, Ouarzazate segna l’inizio del viaggio, pronta ad abbagliare il viaggiatore con due magnifiche kasbah.

Quella di Taourirt, antica residenza di Glaoui, di stupefacente bellezza. Le torri sovrastano la massa di case addossate le une alle altre e stagliano i loro merli contro il blu del cielo rubandosi il primo posto al sole.

Quella di Aït Benhaddou si trova a 30 km. dalla città. Oltre l’immaginazione: uno splendido castello di sabbia adagiato come per magia in un campo di mandorli in fiore. Talmente bello coi suoi giochi di luce, da divenire lo scenario di molti film famosi come “Lawrence d’Arabia” e “Un Tè nel Deserto”. Kasbah di tale fiera bellezza da rientrare nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Punto di partenza per la Via delle Oasi, Ouarzazate è anche il punto d’arrivo di culture diverse e dell’artigianato. Nel suo Souk, la domenica, si trovano in abbondanza hennè, rose, cumino, ermesino distillato,vasellame berbero, oggetti in pietra intagliata, coperte e famosi tappeti Ouzguita, blu o risplendenti d’oro dai bei disegni geometrici.

Una tappa ideale: Ouarzazate offre un momento di relax nei suoi splendidi alberghi. Generosa, ospitale, disorientante, prepara dolcemente il viaggiatore alle sensazioni estreme del deserto.

 

VALLE DEL DRAA: Nato nell’Alto Atlante, il Draa scava laboriosamente il suo letto fino ad Agdz (si pronuncia Agades). La si prende una rivincita. Per 200 km. da vita ad una spettacolare “passamaneria” d’oasi. Una volta arrivato a M’Hamid, quello che fu un tempo il più lungo fiume del Marocco, si lascia inghiottire dalla sabbia.

Comincia qui, in questo piccolo centro dominato dalla sua cittadella, dal fortino rosso e dallo strano spigolo dello djebel kissane la strada che costeggia l’ouadi Draa. Qui la natura si fa beffe del deserto sbandierando i suoi colori. Grappoli di datteri dorati appesi alle palme, cespugli d’alloro carichi di fiori rosa esplosivo, monti bruni, beige, grigi radicati nella terra ocra e, di tanto in tanto, come miraggi, un’infinità di ksour color sabbia.

Quello di Tamenougalt, uno dei più tipici, antica capitale dei Berberi, quello d’Igdaoun, con le sue alte torri a forma di piramide mozza, la kasbah di Tinzouline…

Ed ecco Zagora. E’ da questa oasi che nel XVI° secolo i Saadine hanno conquistato dapprima il Souss e poi tutto il Marocco prima di slanciarsi nella grande avventura che li avrebbe portati fino a Timbuctu. Questo sarà il punto di partenza di esaltanti escursioni. E poi Tamegroute con le sue celebri moschee dai tetti di maiolica blu ed i minareti bianchi, la sua prestigiosa mèdersa e la biblioteca creata nel XVII° secolo che conserva degli stupefacenti corani miniati.

Largo alla sabbia ed alle dune. Ecco M’Hamid, porta del deserto, dove al lunedì c’è uno dei più pittoreschi Souk del Marocco. E M’Hamid el-Ghouzlane, “la piana delle gazzelle”, la dove inizia l’immenso altipiano desertico, l’hamade du Draa.

A Merzouga, s’interrompe la strada. E s’interrompe il viaggio. Sabbia, sabbia infuocata, sabbia a perdita d’occhio. Sculture mobili, colori cangianti, dune di sabbia innalzate dal vento, alte come minareti. Affascinante, grandioso, sconfinato, il deserto ricomincia sempre dove sabbia, vento, sole si fondono per generare l’infinito.

Ma quando cade la notte… un fennec aguzza le orecchie fuori dalla sua tana; uno scinque, “pesce della sabbia” arranca alacremente; un grand-duc ulula. Anche il deserto ha una sua vita segreta. Ma pochi uomini possono vantarsi di conoscerne i segreti.

 

VALLE DEL DADES: Scaturito dall’Alto Atlante, l’ouadi Dadès alimenta una serie di oasi, scrigni di mille kasbah della valle. Ma a partire da Boumai, i versanti desertici della montagna rosicchiano il suo nastro di vegetazione. Ma l’ouadi è testardo, non molla, scava blocchi spessi di calcare. E la valle si stringe in pareti vertiginose: le gole del Dadès.

Fondata nel XII° secolo da Yacoub el Mansour, l’oasi lussureggiante si Skoura offre un’incantevole preludio alla “vallata delle mille kasbah”: el Kabbaba, Dar Aïchil, Dar Aït Sousse, la più bella di tutte, Amerhidil… Dai palmeti ai giardini, la strada si srotola fino alle rose, migliaia e migliaia di rose che profumano El Kelaa M’Gouna, il più bel roseto della valle.  Ma si può anche cambiare aria. Azlag, dove 120 fabbri, quasi tutti gli uomini del villaggio, fabbricano magnifici pugnali istoriati; l’antica kasbah del Glaoui in equilibrio su di una roccia; la splendida kasbah di Bou Taghar.

Le gole del Dadès. Un enorme blocco di calcare tagliato da un colpo di spada. In questo universo scosceso, dilaniato, le kasbah sposano il lilla, il ruggine, il rosso vivo, il porpora delle rocce.

La strada si trasforma in pista, guada il Dadès, si arrampica come un merletto sospeso su di un burrone vertiginoso, penetra in un regno segreto: quello degli uccelli e dei mufloni. Ma vi sono altre gole che valgono il viaggio: quelle di Todra. A partire da Tineghir, dopo una cinquantina di chilometri si arriva alla fine del mondo. Due scogliere a picco, con un salto di 300 metri, separate solo da uno stretto corridoio largo una ventina di metri.

 

VALLE DELLO ZIZ: Sceso dall’Alto Atlante, lo Zis scava il suo letto fra scogliere impressionanti, cambia direzione all’altezza di Rich e punta verso sud dove disseta l’immenso palmeto di Tafilalet e, infine, si perde nelle sabbie di Taouz.

Vicino a Rich si trova la mèdersa di Sidi Salim, il saggio che aveva il dono straordinario di fare il viaggio di andata e ritorno fino alla Mecca, ogni venerdì. Ma di solito, se non si ha la velocità di Sidi Salim, il viaggio fino a Erfoud richiede un po’ di tempo.

Nella vallata dello Ziz, l’acqua è fonte di bellezza, e punteggia la strada del deserto. Prima l’ouadi Ziz offre uno spettacolo impressionante. Taglia impetuosamente il calcare per creare un lungo corridoio orlato di alte palme da cui sbucano gli ksour e la sublime kasbah d’Ifri.

Poi, trattenuto dalla diga di Hassan Addakhil, crea un’immensa tovaglia verde smeraldo. Sulle rive rosso ocra, all’ombra degli albicocchi le donne fanno il bucato.

Un po’ più lontano, la sorgente blu di Meski ha la fama di aumentare la fertilità. Fanciulle dalle trecce adorne di pompom di lana, di conchiglie, di nastri e di amuleti, vi si bagnano al lume delle candele che accendono nelle grotte.

Alla fine del viaggio, la porta monumentale di Erfoud si apre da un lato su un milione di palme,dall’altro su miliardi di granelli di sabbia. Sono le prime dune, l’avamposto del deserto. E per raggiungere Merzouga basta far rotta per il deserto.

 

 

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