MONGOLIA

ULAANBAATAR
E’ la capitale e la città più grande della Mongolia. Costruita sulle sponde del Tul Gol (fiume), è circondata dalle montagne e quindi inserita in paesaggio pittoresco. Anche se il centro cittadino è caratterizzato da palazzi costruiti dai Sovietici a partire dagli anni ’30 del ‘900, l’atmosfera risulta essere tranquilla e rilassata. Caratteristici sono i suoi sobborghi dove le persone vivono nei tradizionali gher (yurte in feltro di forma circolare) e indossano gli abiti caratteristici. L’aspetto è quello di una città europea degli anni ’50, ma è comunque in continua trasformazione, a differenza di altre città russe ed europee ha poco di vecchio e glorioso proprio a causa degli sventramenti sovietici che, tra il resto, distrussero anche la maggior parte dei monasteri e dei templi.

DA VEDERE
@ Gandantegchinlen Khiid: monastero più grande di tutto il paese in cui si tengono tutti i giorni suggestive cerimonie.
@ Museo di Storia Naturale: sono esposti i resti dei dinosauri ritrovati negli anni ’20 nel deserto del Gobi.
@ Museo Nazionale di Storia Mongola: espone un importante collezione di oggetti e costumi tradizionali.
@ Palazzo d’Inverno di Bogd Khaan: presenta una collezione di animali imbalsamati, dipinti su stoffa e costumi
Spettacoli tradizionali: danze popolari, canzoni accompagnate da violini con il manico a testa di cavallo e contorsionisti.
@ Festival di Naadam (luglio): con gare di wrestling, tiro con l’arco e corse di cavalli.

 

MONASTERO AMARBAYASGALANT
Principale attrattiva dell’aimag di Selenge (provincia di Selenge), è il secondo monastero per importanza della Mongolia ed il complesso architettonico meglio conservato del Paese. Costruito tra il 1727 e il 1737 in stile cinese, fu dedicato al grande scultore buddista mongolo Zanabazar, il cui corpo venne portato qui nel 1779. Attualmente è abitato da circa 50 monaci, è possibile visitare alcune sale e salire sui tetti dai quali si può ammirare uno splendido panorama sulla vallata.

 

BULGAN
Piccolo capoluogo di provincia, si trova in un territorio caratterizzato a nord da foreste verdi, a sud da aride praterie. Tra le due zone ci sono 50.000 ettari di terra coltivata a frumento e ortaggi, quest’area rappresenta il cuore agricolo della Mongolia. Fra i gruppi etnici che vivono in questa regione vi sono i Khalkha, i Buriati e i Russi.

DA VEDERE:
@ Museo dell’Aimag: fornisce informazioni sulle attrattive turistiche meno conosciute dell’aimag. Nelle sue sale espone una mostra di vecchie fotografie.
@ Museo delle antichità: espone alcuni reperti etnografici tra i quali antichi strumenti chirurgici, zangole per il latte di cavalla fermentato e selle.
@ Dashchoinkhorlon Khiid (monastero): costruito nel 1992 per rimpiazzare l’originale, distrutto nel 1937. Nascosto dietro ad alcune colline, si trova a c.a. 3 km a sud ovest di Bulgan. Attualmente ospita circa 30 monaci.

 

MÖRÖN
Capoluogo di provincia.

DA VEDERE:
@ Museo: conserva animali imbalsamati, una zanna di mammut. Ospita mostre fotografiche sul popolo Tsaatan.
@ Danzandarjaa Khiid (monastero): costruito nel 1890, accolse 2000 monaci. Ricostruito e riaperto nel 1990, attualmente ospita 30 monaci. Vanta una splendida collezione di dipinti su rotolo.

 

LAGO HÖVSGÖL
2760 kmq (136 km di lunghezza e 30 km di larghezza) di acqua pura e cristallina circondata da decine di montagne alte 2000 m o più, fitte pinete e prati rigogliosi con cavalli e yak al pascolo. Questo è lo spettacolare lago di Hövsgöl Nuur, il luogo più interessante della Mongolia dal punto di vista naturalistico. E’ il lago più profondo dell’Asia Centrale (262 m), contiene il 2% dell’acqua dolce mondiale, conta 96 immissari ed un solo emissario: l’Egiin Gol.

Eccezionalmente ricco di pesci, tra cui lennok e storioni. Nella zona vivono pecore argalí, stambecchi, orsi, zibellini, alci e più di 200 specie di uccelli. Fa parte del Parco Nazionale del Hövsgöl Nuur (istituito nel 1992), gran parte del territorio protetto è costituito da foreste. La regione è abitata da tre popoli diversi: Darkhad, Buratti e Tsaatan. Nel Parco Nazionale, in particolare, si è trasferita di recente una famiglia Tsaatan gli Uomini-Renna, una popolazione nomade, in via di estinzione che abita la taiga della Mongolia del nord.

Nei dintorni del lago si trovano molte grotte, ma per trovarle ci vuole l’ausilio di una guida, molto tempo e molta fortuna in quanto sono nascoste dalla fitta vegetazione. Nel territorio del Parco si possono svolgere diverse attività in armonia con l’ambiente: trekking, pesca, nuoto, passeggiate a cavallo, birdwatching.

 

GLI TSAATAN
Non lontano da Hövsgöl Nuur vivono gli Tsaatan, il cui nome deriva dalla parola mongola "tsaa" che significa renna l’animale da cui ricavano il loro sostentamento. Gli Tsaatan appartengono all’etnia dei Tuva che vivono appunto nella Repubblica russa di Tuva. Nella Mongolia settentrionale si contano solamente 60 famiglie Tsaatan,distribuite su una superficie di oltre 100.000 kmq. Gli Tsaatan vivono in piccoli accampamenti chiamati "ail" costituiti da tende realizzate con pelle di renna. Sono una popolazione tipicamente nomade, in genere si spostano ogni due o tre settimane alla ricerca dei pascoli per le renne. Come altre popolazioni che vivono nella Mongolia praticano lo sciamanesimo. Lo sciamanesimo era il culto dominante in Mongolia all’epoca di Gengis Khan. Il simbolo più evidente dello sciamanesimo nel paese è l’ "ovoo", un cumulo di pietra,legna ed oggetti eretto in cima alle colline o sui valichi montani. Si tratta di una sorta di offerta agli dei, e come tale ci si deve avvicinare con un particolare rispetto. Nelle vicinanze di questi cumuli è proibito cacciare, tagliare legna e scavare: in genere quando si incontra un "ovoo" nella strada, si gira intorno ad esso tre volte in senso orario, si esprime un desiderio e si lascia un’offerta (denaro, oggetti, pietre). Se si è fortunati è possibile assistere ai riti celebrati dai monaci che si tengono presso gli "ovoo".

 

ÖLGII
Situata a 170 m s.l.m. è il capoluogo della provincia Bayan. Dista 1645 km da Ulaanbaatar e solo 225 dalla Russia. E’ una città Kazaka di stampo musulmano, le insegne sono in arabo e cirillico-kazako.

DA VEDERE
@ Museo dell’aimag (provincia): ottima panoramica sulla cultura kazaka e sulla geografia della provincia Bayan-Ölgii. Due settori del museo sono dedicati rispettivamente alla storia ed a esposizioni.
@ Moschea e Scuola Islamica.

MANGIARE
Piatti tipici della Regione sono: il montone lesso kazako. Da segnalare gli "Ashkhana" dei ristoranti all’interno di grossi vagoni abbandonati, servono tè e frittelle di carne (khuurshuur).

 

I KAZAKI
Sono originari dell’Asia Centrale. Iniziano a frequentare la provincia di Bayan-Ölgii negli anni ’40 del XIX secolo, per pascolare le greggi durante il mese estivo. Le origini dei Kazaki risalgono al XV secolo, quando alcuni parenti ribelli di un Khan (re o capo) usbeco si insediarono nell’attuale Kazakistan. Il costume tradizionale delle donne è costituito da vestiti con decorazioni vivaci e gioielli. Le donne sposate indossano una fascia bianca intorno al capo; gli uomini portano un lungo mantello nero, papalina e berretto di volpe.

Le gher kazake sono più alte più ampie e più decorate di quelle mongole. I Kazaki praticano l’islamismo sunnita con alcune differenze dovute alla lontananza dall’ Islam, alla cultura nomade ed alla soppressione dell’islamismo dal regime comunista. I Kazaki parlano una lingua tartara con 42 caratteri in cirillico, simile al russo, che si distingue da quella mongola. In generale si può dire che la cultura kazaka è più intatta in Mongolia che in Kazakistan, dove notevole è stata l’influenza russa.

 

I CACCIATORI CON LE AQUILE
Nella regione Bayan-Ölgii, è possibile incontrare i cacciatori Kazaki con le aquile. E’ una tradizione kazaka vecchia di 2000 anni, ricordata anche da Marco Polo nei suoi "Viaggi". La caccia si svolge in novembre e dicembre, vengono quasi sempre utilizzate aquile femmine, più grosse e più aggressive dei maschi. Le aquile vengono addestrate per catturare marmotte piccole volpi e lupi (le aquile hanno la vista otto volte superiore a quella degli uomini) e riportare la preda al cacciatore che la finisce con un colpo. Parte della carne viene data alle aquile come ricompensa.

 

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